Daruma: la perseveranza spiegata ai bambini attraverso un simbolo giapponese 

da | Mag 7, 2026

In una delle illustrazioni del nostro albo da colorare c’è un Daruma, e non è lì per caso.
È piccolo, rotondo, fermo. Eppure, dentro quella forma semplice, custodisce una delle cose più difficili da spiegare ai bambini: la perseveranza.

Non la perseveranza detta con il dito alzato.
Non quella frase adulta che suona più o meno così: “Devi impegnarti di più”.

La perseveranza, per un bambino, è qualcosa di molto più concreto. È riprovare ad allacciare una scarpa. È non strappare il foglio quando il disegno non viene bene. È tornare su una costruzione caduta. È accettare che alcune cose hanno bisogno di tempo, tentativi, errori, pause e poi ancora tentativi.

Il Daruma racconta proprio questo.

Che cos’è il Daruma

Il Daruma è una bambola tradizionale giapponese, spesso rossa, dalla forma tondeggiante. La sua caratteristica più riconoscibile è che, quando viene spinto o inclinato, tende a tornare dritto.

Per questo è diventato un simbolo di costanza, fortuna e capacità di rialzarsi.

Nella tradizione, il Daruma viene spesso legato a un obiettivo. Quando si sceglie un desiderio o un proposito, si colora un occhio. Il secondo viene completato quando l’obiettivo è stato raggiunto. Non è un gesto magico, ma un modo visibile per ricordarsi una promessa fatta con calma. 

Ed è proprio qui che il Daruma può parlare ai bambini.

Perché i bambini capiscono molto bene le cose che possono vedere.

C’è un proverbio giapponese spesso associato al Daruma: cadere sette volte, rialzarsi otto.

Detto così, può sembrare una frase da adulti. Ma per un bambino può diventare un’immagine semplice: non importa quante volte una cosa non riesce subito. Il punto non è non cadere mai. Il punto è scoprire che si può tornare in piedi.

Un bambino non ha bisogno di sentirsi dire che deve essere forte sempre, ma ha bisogno di sapere che può sbagliare senza essere sbagliato.

Il Daruma, con il suo corpo tondo che torna su, mostra proprio questo: non giudica la caduta. Non la trasforma in una sconfitta. La vive e poi si rimette dritto.

Spiegare la perseveranza senza trasformarla in pressione

Quando parliamo di perseveranza ai bambini, il rischio è confonderla con la prestazione.

“Non mollare.”
“Finisci quello che hai iniziato.”
“Se ti impegni, ci riesci.”

Sono frasi che a volte nascono con buone intenzioni, ma possono diventare pesanti, perché non tutti i tentativi portano subito a un risultato. Non tutti i bambini hanno gli stessi tempi e non tutti i giorni sono adatti per riuscire.

Il Daruma permette di cambiare prospettiva.

Non dice: devi farcela subito.
Dice: puoi restare vicino al tuo obiettivo, un passo alla volta.

Per un bambino, questa differenza è enorme.

Si può scegliere un proposito piccolo, adatto alla sua età: imparare a mettere in ordine un gioco, finire un disegno iniziato, provare a leggere una pagina in più, avere cura di una piantina, aspettare il proprio turno in un gioco.

Piccolo non significa poco importante.
Anzi, spesso è proprio nelle cose piccole che i bambini imparano la fiducia.

Un piccolo rituale con il colore

Il Daruma può diventare anche un’attività semplice da fare insieme.

Si può proporre al bambino di colorare il suo Daruma scegliendo un piccolo obiettivo. Non serve usare parole grandi. Basta una domanda gentile:

“C’è una cosa che vorresti provare a fare con un po’ di pazienza?”.

Poi si può lasciare che sia il bambino a scegliere i colori. Rosso, blu, verde, giallo. Anche se il Daruma tradizionale è spesso rosso, in un albo da colorare il colore diventa un modo personale per entrare nel simbolo.

Un bambino potrebbe colorare un Daruma di verde perché gli ricorda una foglia.
Un altro potrebbe farlo azzurro perché gli sembra più calmo.
Un altro ancora potrebbe usare tre colori diversi, senza spiegare nulla.

Va bene così.

Il colore non deve correggere il simbolo, ma aprirlo a una visione personale.

Il Daruma nell’albo da colorare dei Marimo

Nel nostro albo da colorare, il Daruma è inserito dentro un mondo fatto di stagioni, natura, piccoli dettagli e tempo lento.

È un invito a fermarsi un momento, a osservare una forma. A scegliere un colore. A chiedersi, magari senza dirlo subito, quale cosa meriti un po’ di pazienza.

Colorare un Daruma può diventare un modo delicato per parlare di obiettivi, senza trasformarli in obblighi.

Si può colorare in silenzio.
Si può raccontare una caduta buffa.
Si può ricordare una volta in cui qualcosa sembrava difficile e poi, piano piano, è riuscita.

I bambini spesso non hanno bisogno di lunghe spiegazioni, ma di immagini che memorizzano.

E il Daruma lo ricordano proprio per questo: perché non promette che tutto sarà facile. Ricorda solo che ci si può rialzare. Sempre.

Una domanda da portare con sé

Dopo aver colorato il Daruma, si può lasciare al bambino una domanda semplice:

“Qual è una cosa che vuoi provare ancora?”.

Non “qual è una cosa che devi fare meglio”.
Non “qual è una cosa che non ti riesce”.
Solo: cosa vuoi provare ancora?

Dentro questa domanda c’è già molto.

C’è il rispetto dei tempi.
C’è la possibilità di sbagliare.
C’è l’idea che crescere non significhi correre, ma tornare con fiducia verso ciò che conta.

Forse è questo il regalo più bello del Daruma: insegnare ai bambini che la perseveranza non è per forza riuscita.

È una piccola forma di cura verso ciò che desiderano e verso se stessi.

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