Ci sono personaggi che, una volta finita la storia, non se ne vanno subito. Restano un po’ lì, nel ricordo di una scena, oppure in una frase.

Nel modo in cui un bambino continua a pensarli anche dopo aver chiuso il libro.

Con i Marimo succede spesso così. Taro, Misa e Yume non sono personaggi lontani o irraggiungibili. Vivono in un paesaggio naturale che ha qualcosa di quieto e vicino, e per questo, dopo la lettura, è facile che un bambino senta il desiderio di restare ancora un po’ con loro.

L’albo da colorare per bambini nasce anche da questo: dalla possibilità di ritrovare i personaggi in un altro modo, più lento, più concreto, più personale.

Quando un bambino apre una pagina e incontra di nuovo quei volti, quelle forme, quel mondo, non sta semplicemente “facendo un’attività”. Sta tornando dentro una storia che conosce già, ma questa volta con il proprio ritmo, con le proprie mani, con i propri colori.

Ed è qui che succede qualcosa di interessante: il racconto non cambia, ma il rapporto con i personaggi sì.

Nella lettura, i personaggi arrivano attraverso la voce, le immagini, il tempo della storia. Nel colorare i personaggi, invece, il tempo si allarga.

Il bambino si ferma, guarda meglio, riconosce e sceglie da dove iniziare, quale pagina aprire, quale colore avvicinare per primo. A volte parte dal personaggio che sente più vicino. Altre da quello che lo incuriosisce di più. A volte cambia idea, torna indietro, lascia in sospeso e riprende il giorno dopo.

Questa libertà conta molto, perché un personaggio da colorare non è più soltanto qualcosa che si osserva. Diventa qualcosa con cui si entra in relazione. Non nel senso astratto del termine, ma in quello più semplice e vero: ci si prende del tempo. Lo si guarda meglio. Lo si fa tornare.

È anche per questo che un albo da colorare ispirato al Giappone, se nasce da un universo narrativo già conosciuto, ha un valore diverso rispetto a una raccolta generica di disegni. Le pagine non sono scollegate. Hanno già una voce, un’atmosfera, una memoria. Il bambino non entra in immagini qualsiasi: ritrova lo stesso mondo già conosciuto attraverso gli episodi.

Nel caso dei Marimo, questo significa ritrovare anche il Lago Akan, l’acqua, le stagioni, i dettagli naturali che fanno da sfondo ai racconti. Tutto torna, ma in una forma più silenziosa. 

Quando si pensa a un albo da colorare per bambini, spesso si immagina qualcosa che serva a riempire un pomeriggio. In realtà, quando le pagine nascono da una storia già amata, accade qualcosa di più preciso.

Il bambino non parte da zero, ma da un legame.

Sa già chi ha davanti, ricorda magari una scena, un gesto, un passaggio che lo ha colpito. E mentre colora, quel legame si sposta: non resta più soltanto nella memoria della lettura, ma passa nel gesto.

Questo passaggio è molto semplice da vedere, se lo si osserva bene. Un bambino che colora un personaggio che conosce non sta colorando in modo neutro. Si ferma di più. Torna su un dettaglio. Decide con più attenzione.

Per noi questo era importante.

Molto più importante dell’idea di “proporre un’attività”.

Volevamo che il nostro albo da colorare ispirato al Giappone potesse fare proprio questo: offrire ai bambini la possibilità di ritrovare Taro, Misa e Yume in una forma diversa, più vicina al gesto, più aperta, più personale, più loro.

Perché ci sono le nostre cinque storie che si leggono e si ascoltano e poi ci sono storie che, con calma, tornano tra le mani e si animano in modo personale. 

L’ALBO DA COLORARE

I racconti dei Marimo®

Colora anche tu! Fa bene alla creatività e al sorriso, aumenta la concentrazione e dona sicurezza e autostima.

Albo da colorare
colorare è molto più di un passatempo