Heijōshin: coltivare una mente calma nelle giornate difficili

da | Giu 17, 2026

Ci sono giornate che cominciano con il piede storto e poi sembrano solo peggiorare.

Spesso non succede niente di enorme, almeno all’inizio. Eppure dentro qualcosa si contrae.

A volte le giornate difficili non hanno bisogno di grandi eventi per diventarlo. Bastano tante piccole cose appoggiate una sull’altra: stanchezza, rumore, ritardi, pensieri sospesi, la sensazione di dover tenere insieme tutto. In quei momenti la mente corre, anticipa, immagina problemi, cerca soluzioni prima ancora di capire che cosa stia davvero accadendo.

Nella filosofia giapponese esiste una parola che può aiutarci a guardare questo movimento con più delicatezza: heijōshin, scritta 平常心.

Viene spesso tradotta come mente calma, presenza di spirito, stato mentale ordinario. Ma forse la parte più interessante è proprio questa: ordinario. Heijōshin non parla di una calma perfetta, luminosa, impossibile da turbare. Non parla nemmno di persone che non perdono mai la pazienza o che attraversano ogni difficoltà con un sorriso composto.

Parla di una calma più umana che non cancella ciò che proviamo, ma ci aiuta a non essere trascinati via da ogni onda.

Una calma che non pretende perfezione

Coltivare heijōshin nelle giornate difficili non significa diventare invulnerabili. Sarebbe una richiesta ingiusta, soprattutto nella vita reale, quella fatta di lavoro, casa, famiglia, imprevisti, stanchezze che non sempre riusciamo a spiegare.

La mente calma non è una mente vuota: è, invece, una mente che si accorge.

Si accorge quando la voce sta salendo. Quando il corpo si irrigidisce. Quando una piccola difficoltà viene vissuta come una minaccia enorme solo perché arriva nel momento sbagliato. Si accorge di quel secondo preciso in cui potremmo rispondere di scatto, aggiungere rumore al rumore, trasformare una tensione in una tempesta.

Heijōshin abita lì, in quello spazio minuscolo.

Non sempre riusciamo a fermarci in tempo, ed è normale. Ma quando accade, anche solo per un istante, possiamo scegliere un gesto diverso. Un respiro prima di parlare. Una frase rimandata. Una porta aperta per far entrare aria. Le mani appoggiate al tavolo. Lo sguardo portato su qualcosa di semplice: una pianta, una tazza, una finestra, un punto fermo nella stanza.

Sono gesti piccoli, ma riportano la mente al corpo e quando la mente torna al corpo, spesso smette di correre così lontano.

Nella vita quotidiana, questa forma di calma può diventare importante anche per i bambini. Non perché gli adulti debbano mostrarsi sempre sereni, ma perché i bambini imparano moltissimo dal modo in cui attraversiamo le difficoltà. Osservano come reagiamo a un ritardo, a un oggetto rotto, a un programma saltato, a una giornata che non va come previsto.

Non serve fingere che vada tutto bene. Anzi, a volte è più educativo mostrare che si può essere nervosi senza diventare duri, stanchi senza diventare ingiusti, preoccupati senza riversare tutto sugli altri.

Tornare a sé, una volta ancora

Ne I racconti dei Marimo®, la calma non è mai immobilità. I marimo restano nell’acqua, seguono un ritmo lento, quasi invisibile, eppure continuano a vivere e trasformarsi. Non forzano il movimento, non cercano di essere altro da ciò che sono. Stanno.

Questa immagine può accompagnare bene il senso di heijōshin. Non una calma rigida, che trattiene tutto. È, invece, una calma acquatica, capace di muoversi senza perdere completamente il centro.

Nelle giornate difficili, forse, non possiamo evitare tutte le onde. Non possiamo impedire agli imprevisti di arrivare, alle persone di fraintendersi, ai bambini di fare richieste nel momento meno adatto, alla stanchezza di farsi sentire. 

Possiamo però accorgerci prima di diventare solo reazione.

A volte basta chiedersi: che cosa sto aggiungendo a questo momento? Sto portando chiarezza o ulteriore rumore? Sto rispondendo a ciò che accade adesso o a tutta la fatica accumulata anche prima?

Queste sono domande che aprono una possibilità.

Heijōshin non ci chiede di non vacillare mai. Ci ricorda che possiamo tornare, anche dopo una risposta brusca, dopo una giornata disordinata, dopo un momento in cui non siamo stati come avremmo voluto.

Tornare a una parola più morbida, a un gesto più lento, a chiedere scusa, se serve. In pratica si tratta di tornare a guardare la situazione per quella che è, non per tutto ciò che ha risvegliato dentro di noi.

Coltivare una mente calma nelle giornate difficili significa forse questo: non pretendere che l’acqua resti sempre immobile, ma imparare a riconoscere quando si sta agitando.

E poi, con pazienza, lasciarla tornare limpida.

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