Come aiutare i bambini nelle transizioni: l’engawa

da | Ott 7, 2026

Un bambino torna da scuola, entra in casa e lascia cadere lo zaino. Alla prima domanda risponde poco. Alla seconda si infastidisce. Non vuole ancora raccontare, riordinare, fare merenda o decidere che cosa farà dopo.

È arrivato a casa, ma forse non è ancora davvero entrato.

I passaggi quotidiani dei bambini non avvengono sempre alla stessa velocità per il corpo e per le emozioni. Si può varcare una porta in un attimo e avere bisogno di più tempo per lasciare ciò che c’era prima. L’architettura tradizionale giapponese offre un’immagine utile per accompagnare questi momenti: l’engawa.

Che cos’è l’engawa?

Nelle case tradizionali giapponesi, l’engawa è una fascia di pavimento, spesso in legno, che corre lungo il margine dell’abitazione. Può affacciarsi sul giardino ed essere protetta dalla sporgenza del tetto. Ricorda una veranda o un corridoio, ma la sua qualità più interessante è la posizione che occupa.

Non è completamente stanza e non è ancora giardino.

Sull’engawa ci si può sedere, osservare la pioggia, sentire l’aria, parlare con chi è all’esterno o sostare prima di entrare. Il confine non funziona soltanto come una linea di separazione: diventa uno spazio abitabile.

Nel ma, lo spazio che dà respiro, abbiamo incontrato il valore dell’intervallo e della pausa. L’engawa aggiunge qualcosa: dà un luogo al passaggio. Ci ricorda che tra due ambienti, due attività o due stati d’animo può essere utile non saltare subito da una parte all’altra.

Perché le transizioni sono difficili per alcuni bambini

Per un adulto, molte transizioni sembrano minime: spegnere il gioco e lavarsi le mani, uscire di casa, salutare un genitore, passare dalla ricreazione al lavoro, tornare da scuola o prepararsi per dormire.

Per il bambino, ogni passaggio richiede almeno tre azioni: interrompere qualcosa che sta ancora vivendo, capire che cosa viene dopo e adattare corpo, attenzione ed emozioni a una richiesta nuova.

Il rifiuto non significa sempre che non vuole collaborare. A volte il bambino sta ancora lasciando la situazione precedente. Può aver bisogno di sapere che cosa accadrà, completare un gesto, portare con sé un piccolo oggetto o sostare per qualche minuto senza domande.

Una soglia non elimina ogni protesta. Rende però il cambiamento più prevedibile e leggibile.

Creare una soglia non significa isolare

Un piccolo engawa per i bambini non è un angolo in cui mandarli quando disturbano. Non è una punizione e non è un luogo in cui devono calmarsi per meritare di tornare con gli altri.

È uno spazio disponibile, riconoscibile e non giudicante.

Può essere una panca vicino all’ingresso, un cuscino accanto alla finestra o un tappeto con un cestino per gli oggetti portati da fuori. Può essere anche un rito senza un luogo preciso: bere un bicchiere d’acqua al rientro, cambiare le scarpe con calma, ascoltare una breve canzone o guardare per qualche minuto ciò che accade fuori.

La funzione non è far sparire in fretta un’emozione. È permettere al bambino di attraversarla senza dover essere subito pronto per altro.

Come aiutare i bambini al rientro da scuola

Il ritorno a casa è uno dei momenti in cui una soglia può essere particolarmente utile. Durante la giornata il bambino ha seguito ritmi, regole, rumori e relazioni. Anche quando è stata una bella giornata, può portarne ancora addosso l’intensità.

Invece di chiedere subito “Com’è andata?”, possiamo preparare un arrivo riconoscibile:

  • un posto fisso per lo zaino;
  • qualcosa da bere o una merenda semplice;
  • qualche minuto senza domande;
  • la possibilità di scegliere tra quiete e movimento;
  • un momento successivo in cui il racconto possa arrivare spontaneamente.

Alcuni bambini cominceranno a parlare appena varcata la porta. Altri racconteranno mentre disegnano, durante il bagno o poco prima di dormire. Accogliere questa differenza significa non confondere il silenzio iniziale con una chiusura.

Quattro passaggi quotidiani da rendere più morbidi

Non occorre modificare la casa. Possiamo accompagnare le transizioni usando tempo, parole e gesti.

Prima di uscire

Un’immagine con i passaggi essenziali, gli oggetti preparati nello stesso punto e un avviso dato qualche minuto prima rendono l’uscita più prevedibile. Non eliminano gli imprevisti, ma riducono ciò che il bambino deve ricostruire ogni volta.

Tra gioco e riordino

“Tra poco smettiamo” diventa più concreto se il bambino può finire l’ultima costruzione, scegliere quale gioco lasciare pronto per dopo, fotografare ciò che ha realizzato o ascoltare sempre la stessa breve canzone.

Prima di una situazione nuova

Davanti a una festa, un corso o un luogo sconosciuto, la soglia può essere una sosta all’esterno. Guardare insieme chi entra, raccontare che cosa succederà e concordare un gesto per chiedere vicinanza permette al bambino di avvicinarsi senza essere spinto oltre il proprio tempo.

Tra il giorno e la notte

La routine serale è forse la soglia più evidente. Luci più basse, una voce tranquilla, una storia e una sequenza ripetuta aiutano a separare la parte attiva della giornata dal sonno. La ripetizione non rende il rito meno significativo: lo rende riconoscibile.

Quando l’adulto diventa una soglia

Non sempre serve un oggetto. A volte la soglia è il modo in cui l’adulto accompagna il passaggio.

“Vedo che stavi ancora giocando. Scegliamo dove fermarci e poi andiamo.”

“Siamo arrivati. Non devi raccontarmi tutto adesso.”

“Puoi guardare da qui prima di decidere se entrare.”

Queste frasi non eliminano il limite e non consegnano al bambino ogni decisione. Riconoscono però che cambiare situazione richiede anche un movimento interno. L’adulto resta presente, indica la direzione e rende il tratto intermedio meno solitario.

La riva del lago Akan: un engawa naturale

Anche nelle storie esistono luoghi di soglia.

In Bentornata, primavera!, i bambini arrivano sulla riva del lago Akan per liberare in acqua i piccoli salmoni. Sotto la superficie, Taro, Misa e Yume preparano un cartello di benvenuto. Il messaggio, trasportato dalla corrente, raggiunge una bambina sulla riva.

La riva unisce due mondi senza confonderli: quello dei bambini e quello degli abitanti del lago, la terra e l’acqua, chi arriva e chi accoglie. Proprio in questo spazio intermedio avviene l’incontro.

Forse ogni bambino ha bisogno di qualcosa di simile: un luogo, un tempo o una presenza che non gli chiedano di essere già dall’altra parte.

L’engawa ci insegna a non considerare la soglia un tratto inutile da superare in fretta. Possiamo sostare per un momento, guardare ciò che abbiamo lasciato e ciò verso cui stiamo andando. Poi, quando siamo pronti, compiere il passo successivo.

Per ritrovare la riva del lago Akan e conoscere Taro, Misa e Yume, puoi scoprire gli episodi de I racconti dei Marimo®.

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La collana ha preso il via con il primo episodio intitolato Liberi come un pesce. Il racconto narra dei nostri tre amici Marimo, Taro, Misa e Yume che scoprono, insieme alla compagna di avventure Koi, un modo anticonvenzionale di viaggiare… Cosa succederà?

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